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Mario Cossu

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Civiltà nuragica

Nata e sviluppatasi in Sardegna e diffusasi anche in Corsica, la civiltà nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla prima età del Bronzo (dal 1.700 a.C.) al II secolo d.C., ormai in piena epoca romana.
Sconfitti da Cartagine e da Roma la Sardegna si è divisa. Nelle valli e sulla costa ha trionfato la civiltà dei vincitori; in montagna e nelle zone impervie, mai romanizzate (la Barbagia), la cultura nuragica ha resistito tramandandosi nei secoli: per la sua originalità e per i suoi misteri è quella che più di ogni altra simboleggia la Sardegna.
Le grandi effigi in pietra e rappresentazioni di animali come il toro probabilmente risalgono alla cultura pre nuragica. Di questi popoli prenuragici si possono ancora ammirare più di 2.400 tombe ipogeiche, conosciute con il nome sardo di Domus de Janas. Queste singolari vestigia si trovano disseminate in tutta l'Isola e sono state scavate con grande maestria nel granito e nella pietra lavica. Alcune sono ornate da simboli magici in rilievo: teste di bue più o meno stilizzate, corna taurine, spirali o altri disegni geometrici. Sono state datate dagli archeologi intorno al IV millennio a.C.. e attribuite alla Cultura di Ozieri. Questa cultura fu propria di un popolo molto laborioso e pacifico, sicuramente venuto dal mare, dedito all’agricoltura (e non alla pastorizia), con una particolare religione che molto probabilmente portarono dalle isole Cicladi, luogo da cui si pensa provenissero: adoravano infatti il Sole e il Toro, simboli della forza maschile, la Luna e la Madre Mediterranea, simboli della fertilità femminile.
Tuttavia il toro e tutti gli animali muniti di corna avevano valenza sacra anche nella civiltà nuragica, essendo frequentemente riprodotto nelle imbarcazioni, nei grandi vasi in bronzo per il culto e negli elmi dei soldati. Si segnalano inoltre i bronzetti di figure metà toro e metà uomo, di personaggi con quattro braccia e quattro occhi, di cervi con due teste aventi carattere mitologico, simbolico o religioso. Altro animale sacro fortemente raffigurato in modo stilizzato era la colomba, la cui importanza è nota anche nella cultura semitica.
Tutte le diverse tribù nuragiche, per ingraziarsi la, o le, divinità e poter progredire, avevano probabilmente una religione che collegava la fertilità dei campi, il ciclo delle stagioni, dell'acqua e della vita, con la forza maschile del Toro-Sole e la fertilità femminile dell'Acqua-Luna.
Si ritiene pertanto che vi fosse probabilmente una dea Madre mediterranea e un dio padre Babai (chiamato in epoca romana: Sardus Pater Babai). Dagli scavi si evince che in determinate ricorrenze annuali i nuragici si radunavano in luoghi comuni di culto, con alloggi e strutture di tipo aggregativo, a volte gradonate, in cui solitamente si segnala la presenza di un pozzo sacro. In alcune aree sacre, sono presenti templi a base rettangolare detti Megaron, strutture con spazio sacro interno che potrebbe essere stato destinato ad un fuoco sacro forse mantenuto acceso da una casta sacerdotale.
Nei Pozzi Sacri e nei Megaron vi erano sacerdoti di sesso in prevalenza femminile, che officiavano riti ormai ignoti, ma che si ritiene comunque collegati all'acqua e forse a ritualità astronomiche di tipo solare, lunare o di osservazione dei solstizi. In particolare è interessante la raffigurazione bronzea di una sacerdotessa che presenta il capo sormontato da un disco che verosimilmente richiama il sole o la luna. Altri copricapi circolari sono allungati verso l'alto. Si ritiene che siano collegati alla religiosità anche alcuni dischi cesellati con figure geometriche, chiamati Pintadera, la cui funzione non è univocamente stabilita.
Molti ricercatori pensano che in occasione di queste feste e celebrazioni religiose collettive, i santuari abbiano fatto da incubatore per l’idea di nazione o, comunque, di una più stretta confederazione. Alcuni pensano anche che si andava realizzando una sorta di pansardità. In tali occasioni si tenevano probabilmente incontri intercantonali, giochi sportivi simili alla lotta greco romana ed al pugilato e si stringevano alleanze familiari e rapporti commerciali.

Tratto da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_Sardegna