Maschere antichissime nel Carnevale di Ottana

 

Le maschere Ottanesi si dividono in due specie: "Sas Carazzas" e "Sas Mascheras Serias".
"Sas Carazzas" (cara in sardo, dallo spagnolo significa faccia) sono in legno e rappresentano animali e uomini. I primi sono "Sos Boes" (Buoi), "Sas Baccas" (Vacche),"Sos Porcos" (Maiali), "Sos Chervos" (Cervi), "Sos Molentes" (Somari), gli altri sono "Sos Merdules". Non conosciamo il significato di quest'ultimo termine: il vocabolo viene esclusivamente usato per designare la maschera, che spesso è nera e raffigurante un uomo che accompagna diversi animali. Ricopre i margini della maschera un fazzoletto nero che avvolge il capo. Certe volte è facile vedere "Merdules" provvisti di una gobba e spesso qualcuno travestito da donna.
"Sos Boes" sono vestiti di pelli e sono muniti di numerosi campanacci e sonagli, (brunzos e sonazzas) dì varie fogge e grandezza, già appartenenti ad animali domestici, disposti a grappolo in una cinta di cuoio, mentre "sos Porcos" e "Sos Merdules" ne sono privi. "Sos Boes sono muti, mentre "Sos Merdules" parlano.
Per risalire alle origini ed al significato de "Sas Carazzas" Ottanesi, bisogna far riferimento ai culti del periodo Nuragico e in particolare al culto della coppia divina "Sole - Luna". Ciò è dimostrato da numerose e chiare prove di carattere archeologico e linguistico.
C'è da premettere che, come presso molti popoli antichi, la luna è stata simboleggiata con la vacca, così il sole è stato simboleggiato con il toro; la luna sembrava fornita di coma nelle fasi crescente o calante, così il sole appariva fornito di corna in quegli eventi grandemente temuti (le eclissi solari). D' altra parte la connessione del sole col toro era indiziato, nella concezione degli antichi, anche dal fatto che l'animale ha spesso sulla fronte un "Rosone" fatto di peli, che è stato da epoca antichissima considerato il simbolo del sole.
Il culto del "Dio Toro" è segnalato da tutti gli studiosi della civiltà nuragica. Ricchissime sono per l'isola le prove del culto "Taurino" con documenti che comprendono sia l'età Proto-sarda, che quella Punica e che si spingono sino all'età Romana. Il Museo Nazionale di Cagliari è particolarmente ricco di rappresentazioni bovine delle quali una cinquantina circa appartengono all'età Nuragica e non poche altre ai tempi Punici e Romani. Questo si spiega con il sincretismo Nuragico - Punico - Romano, anche perché l'adorazione del Dio Toro era estesa a tutti i popoli del Mediterraneo. Fra i bronzetti Nuragici (che avevano carattere sacrale) c'è da ricordare quello di Nule che raffigura un "Toro - Uomo" fornito di corna. (vedi G. Lilliu - "Sculture della Sardegna Nuragica").
"Sas Carazzas" usate tuttora ad Ottana durante il Carnevale hanno la maggior parte le corna bovine e vengono chiamate "Boes" (buoi), "Baccas" (vacche). Le corna avevano presso gli antichi un carattere magico-religioso. Quindi non vi possono essere eccessive difficoltà ad inserire i bucrani Ottanesi nell'area del culto Mediterraneo in generale e Sardo in particolare per il bove.
Affascinante e sempre originale è il corteggio "Sos Boes", legati da una fune (Sa socca), le cui estremità sono tenute da "Sos Merdules" eseguono per le vie del paese durante il periodo carnevalesco. Il primo e più sicuro significato del corteggio de "Sos Boes" ottanesi sembra celebrare l'aggiogamento dell'animale; l'animale libero entra cioè in un duraturo rapporto con l'uomo, che fa di lui un compagno ed un aiutante. Nella pantomima che ricorda questo capitale avvenimento da parte dell'animale è sostituita da uomini. Non è possibile nutrire alcun dubbio sulla natura totemica di tutto ciò. In base a questi elementi non si può escludere il carattere apotropaico sia del bucranio ottanese come nell'intera maschera bovina. Componente apotropaica e componente totemica ad un certo punto si sarebbero fuse generando il corteggio attuale. E' dunque come mimo Totemico-Apotropaico di Origine Precristiana che si interpreta più agevolmente il corteggio di Ottana. Esiste una pantomima animalesca legata con tutta probabilità al rituale Totemico del bue Protosardo, su questo si è inserito un contenuto apotropaico, forse in età Punica, il tutto si è andato successivamente svuotando dai suoi primitivi significati e ridotto a puro fatto mimato è stato assunto, come altri tanti elementi pagani, dal carnevale dei tempi cristiani e cosi è giunto sino a noi.
Del tutto diverse e dissimili si presentano "Sas Mascheras Serias". Queste sono mute, si coprono il viso con fazzoletti, lembi di stoffa e sono vestite nei modi più strani e fantasiosi. "Ma quale fantasia ed estro posseggono questi abitanti, con quale povertà di mezzi ottengono risultati tra i più balzani e divertenti! Ogni maschera si differenzia dalle altre e ognuna racchiude in sé una schietta impronta di originalità".
 
G. Della Maria
Unione Sarda - 15-02-1959